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Le quattro chiese

Le quattro chiese

San Giovanni Battista

Facciata di San Giovanni BattistaSecondo una nota sul registro dei Battesimi, la costruzione iniziò con la benedizione della prima pietra il 18 maggio 1817.

A costruirla fu tutta la popolazione che, durante la settimana si dava il turno a collaborare con i muratori, mentre alla domenica portava il materiale necessario. Non si sa chi ne è stato l'architetto, ma bisogna riconoscere che ha un buon gusto tipicamente mediterraneo con l'orientamento classico verso Gerusalemme e l'immancabile piazzetta alberata. Benemeriti della costruzione in particolare furono il Sacerdote Antonio Calvini ed il suo predecessore Don Stefano Ignazio Semeria ambedue di Coldirodi.

Non va dimenticato il Cap. Giacomo Littardi che portò sul suo "barco" le pietre prese dai Balzi Rossi presso MentonePiazza San Giovanni e sullo sfondo la Chiesa

La Chiesa fu dedicata a S. Giovanni Battista perché sostituiva quella ormai troppo piccola che i Cavalieri di Malta avevano dedicato al loro Patrono (ora S. Erasmo); si eleva su di una bella gradinata ed é costituita da un'unica cupola con l'appendice di un'abside semicircolare del presbiterio. Divenne parrocchia nel 1924, quando, Ospedaletti passò al ruolo di capoluogo mentre Coldirodi fu ridotta a sua frazione.

Fino al 1970 vi era un altare di nessun valore artistico che con il suo fastigio impediva di gustare il bel quadro della Madonna di Foligno che è sul fondo dell'abside.

Dipinto Madonna di FolignoA proposito di questo quadro, è interessante ricordare che esso si chiama "Madonna di Foligno" per distinguerlo dalle tante eccellenti pitture di Madonne eseguite da Raffaello. Questa tela, infatti, rappresenta nello sfondo, sotto i piedi della Madonna, la città di Foligno in Umbria (su cui si vede un arcobaleno) come era agli inizi del 1500 quando Sigismondo Conti (che nel quadro è rappresentato a destra inginocchiato nella sua uniforme di protonotario apostolico con la mano di S. Gerolamo, protettore dei "burocrati", sul capo) vi dovette subire uno dei primi cannoneggiamenti della storia.

Il poveretto che si trovava a Foligno per ordine del Papa Giulio II, ebbe una tale paura di quelle cannonate che fece voto, se ne fosse uscito vivo, di far eseguire al celebre Raffaello un quadro votivo; e mantenne la promessa. Il quadro rimase per qualche tempo nella chiesa dell'Ara Coeli a Roma e fu poi posto nella pinacoteca dei Musei Vaticani, dove si trova tuttora. Ovviamente, il nostro quadro è una copia, come del resto sta scritto sul cartiglio mostrato dall'angioletto (o putto) in latino: "Stefano Rossi di Giacomo, Monsignore, o Vescovo Urbano, comandò a Sue spese di farlo; suo fratello Tomaso lo eseguì nel 1833 in Vaticano"

Quando, nel 1970 l'allora parroco Don Giacomo Guglielmi, promotore del restauro voluto per seguire le raccomandazioni della riforma liturgica varata dal Concilio Vaticano II, si ricondusse ad una maggiore genuinità l'addobbo della chiesa, fu demolito oltre all'altare maggiore, anche un altare laterale che era ai piedi del quadro di Pompei (e che non aveva, neppure esso, alcun valore artistico) e fu eliminata tutta la decorazione in stile floreale, dei muri interni ed in sua vece fu ideato un invito a maggiore impegno di vita cristiana attraverso le Beatitudini illustrate da vari episodi della vita dei Santi.

Fu così che, a "sanguigna", il pittore Mariano Muratorio di Badalucco illustrò, nel pennacchio a destra guardando l'altare, San Martino che dona la metà del mantello militare ad un povero che poi gli si rivelò per Gesù; mettendo in pratica la Beatitudine dei poveri e dei misericordiosi.

Sopra il confessionale a illustrare la beatitudine dei pacificatori e dei tribolati è stata dipinta la scena che avvenne a Lisbona nel 1300. La regina ELISABETTA del Portogallo riuscì a impedire al figlio di uccidere suo padre, Dionigi, persona violenta verso i famigliari e crudele ed infedele verso la moglie, tanto che la fece rinchiudere per più di sette anni in prigione. Elisabetta, sposa fedele e collaboratrice intelligente del marito, fondò tra l'altro l'Università di Coimbra, tuttora famosa.

Sopra al battistero è rappresentata la scena della apparizione di Gesù a S. Rosa da Lima.

Questa fanciulla, che si chiamava ISABELA (in italiano Elisabetta), era sollecitata dai suoi famigliari perché si sposasse, ma volendo consacrarsi interamente a Cristo, decise di tagliarsi i capelli ed offrirli al Signore che la ricambiò donandole una rosa e dicendole «D'ora in poi tu sei la mia rosa». E Rosa benché disprezzata dalla famiglia fu invece ricercatissima da tutta la città che le chiedeva consigli e preghiere. Dopo la morte fu per secoli l'unica Santa di origine americana. Questa poetica leggenda esprime la beatitudine dei miti e dei puri di cuore.

Sul pennacchio a sinistra guardando l'altare, è raffigurato S. Tomaso Moro che pochi minuti prima di essere decapitato consegna al suo giovane genero il libro "Utopia".

More, insigne uomo di stato e di pensiero, fu uno degli ingegni più brillanti dell'Inghilterra nel 1500; il re Enrico VIII,che lo aveva scelto come ministro della giustizia, credeva di poterne avere l'appoggio nella sua ribellione al Papa, ma nonostante il tradimento della maggior parte dei Vescovi, Tomaso, sebbene laico, preferì esser decapitato chericonoscere al Re un'autorità religiosa; perciò è l'esponente della beatitudine sui perseguitati per amore di giustizia. D'altra parte egli aveva immaginato nel suo libro "Utopia" un'isola ideale retta con una perfetta giustizia ovviamente non realizzabile su questa terra; sicché ormai il nome "utopia"è diventato sinonimo di perfezione impossibile su questa terra, quale è quella a cui tendono coloro che, secondo il vangelo, hanno fame e sete di Giustizia.

La scelta di queste pitture da parte di Don Giacomo Guglielmi è stata fatta non solo perché i fedeli ricordassero di vedere nei Santi dei modelli di vita più che dei protettori, ma anche perché essendo la chiesa collegata idealmente ai cavalieri di S. Giovanni, ora di Malta, rappresenta la Croce, stemma di quell'Ordine, che ha la qualifica tradizionale di "CROCE DELLE BEATITUDINI" (oltre che di Amalfi e di Malta).

La vetrata posta sulla facciata d'ingresso fu eseguita nel 1970 dal maestro Venturello e donata dal Comm. Luigi SCIANDA a memoria dei genitori.

Il restauro del sagrato, della gradinata e della balaustra a colonnine è terminato nel 1999 e lo si deve al progetto dell'Arch. Mirella SCIANDA di Ospedaletti.


Tratto da "Gioie e Feste...." di Bartolomeo Capoduro - Sanremo 1922 Coro

Le campane della Chiesa

Presso ogni Chiesa si erge in alto il campanile che dalle quadrifore dischiuse alle onde squillanti dei sacri bronzi, spande nell'aria la voce sonora, che invita i credenti alla comune preghiera per condividere la gioia di una solennità religiosa, o partecipare alla commemorazione di un lieto o triste evento. Or sono ventitre anni; dall'attuale campanile ospedalettese echeggiarono per la prima volta le tre campane nostrane, offerte dal popolo, e dedicate: la più grossa a San Giovanni Battista, la mezzana a Sant'Erasmo, la piccola alla "Stella del Mare" la Madonna. Il nome e l'effige dei santi cui son dedicati, sono impresse nei bronzi. Era presente tanto popolo il 20 giugno 1899 quando il prevosto di Coldirodi D. Cardon, delegato dal Vescovo, assistito dal rettore D. Capponi, compiva il rito della benedizione.

Petizione del 1800 alla Municipalità di Coldirodi dai cittadini componenti la popolazione degli Ospitaletti per la costruzione della nuova chiesa (San Giovanni Battista)

Cittadini, I petizionarii abitanti di un nascente paese lontano un'ora dalla propria Parrocchia, non hanno il comodo di adempiere ai doveri della Religione, che professano in una piccola Chiesa, che al di d'oggi è incapace di contenere la popolazione degli Ospitaletti. Cittadini, voi non ignorate che negli Ospitaletti un unico Capellano celebra Messa, e che tutta la popolazione deve accorrere a questa, e che la Chiesuola, che vi esiste, non è capace di ricevere la popolazione intera....

Battistero