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Le quattro chiese

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Chiesa di Nostro Signore Gesù Cristo Risorto in Emmaus

Facciata della chiesaAncor prima che la chiesa di Ospedaletti fosse dichiarata Parrocchia era evidentemente troppo piccola e scomoda per l'accresciuta popolazione. Fu così che nel 1918, Don Alessandro Lupi (di cui abbiamo detto nel capitolo sulle Porrine), aveva ordinato il progetto di una nuova chiesa all'Architetto Giovanni Malgarini di Sanremo. Essa avrebbe dovuto sorgere dove ora è sita la chiesa di Emmaus occupando gran parte dello spazio attualmente adibito a parcheggio in Piazza Europa.

Il titolo di questa chiesa avrebbe dovuto essere "Santa Maria dei fiori" con un riferimento perlomeno azzardato al duomo di Firenze e senza un valido richiamo teologico. Comunque con la morte di Don Lupi, il progetto fu abbandonato finché nel 1938 lo riprese il secondo Parroco di Ospedaletti Don Giacomo Panizzi. Sembrava che le cose stessero già per realizzarsi (era stato già accaparrato il terreno in Via Jonquiere dov'è ora il palazzo Centrale) e iniziata la raccolta dei mattoni (offerte) quando scoppiata la guerra e imposto lo sfollamento il terreno fu restituito e il denaro (poco più di 90.000 lire) messo in banca.

Quando la guerra, nel 1945, finì e soprattutto Ospedaletti prese ad arricchirsi di nuove abitazioni, si rifece acuto il problema di una chiesa facilmente accessibile anche ai convalescenti e che disponesse di un parcheggio per le macchine. Fu così ripreso il progetto tenendo conto delle novità non solo nella costruzione della chiesa, ma della sua giustificazione teologica.

Prese attivamente in mano la situazione dal 1956 Don Giacomo Guglielmi che con la collaborazione e fraterno sostegno del Consiglio dei Frabiceri ed in particolar modo dei Sig.ri Bregliano Giuseppe e Santini Antonio, cominciò cambiando il titolo: il Concilio Ecumenico Vaticano II aveva sottolineato con vigore che il punto centrale della Fede è la Resurrezione di Cristo; fu quindi al Cristo risorto (e non più alla Madonna o ai Santi) che la chiesa fu dedicata. Per una attenzione più "coinvolgente" venne scelto il racconto di S. Luca che narra la manifestazione ai discepoli che il giorno di Pasqua se ne andavano ad Emmaus (un piccolo villaggio più o meno come l'Ospedaletti di qualche decennio fa).

Il titolo parve adatto per l'attualità dei gusti con cui oggi si preferisce parlare della "mansuetudine" di Cristo (e Luca è chiamato "scriba mansuetudinis Christi") piuttosto che del Suo trionfalismo; per la similarità degli argomenti che ostacolano la fede o la confortano, come risulta dal dialogo dei discepoli lungo la strada di Emmaus e dal loro convincimento dopo lo spezzare del pane.

Le fondamentaL'opera fu iniziata nel 1962 col contributo, previsto dalla legge Aldisio, di 10 milioni da parte dello Stato e l'obbligo che si cominciasse dalle opere parrocchiali e dalle aule di catechismo, la più grande delle quali servì da cappella finché non fu completata la chiesa vera e propria.

Sia di questo primo edificio che della chiesa fu autore l'Architetto Antonio Opassi di Sanremo, mentre i Costruttori furono dapprima il Geom. Saletta e poi il Geom. Gianromeo De Villa.

La posa della prima pietraLa posa della prima pietra avvenne il 15 Agosto del 1973 ed in tale occasione all'interno del cubo di marmo che forma il nuovo altare è stato inserito un astuccio metallico contenente una pergamena in latino con questa dicitura:

"Questo masso di marmo che dall'anno 1884 al 1970 fu la base del pulpito che era nella chiesa di San Giovanni Battista patrono di questa città, è stato posto e dedicato come pietra fondamentale della costruenda chiesa progettata dall'arch. Antonio Opassi dedicata alla manifestazione di Nostro Signore Gesù Cristo Risorto in Emmaus.Il vescovo di questa diocesi Angelo R. Verrardo, il Parroco Giacomo Guglielmi ed Eraldo Crespi Sindaco di questa città, già chiamata Hospitellii ed ora Ospedaletti, lo hanno collocato nella festa dell'Assunzione della Vergine Maria il 15 Agosto dell'anno 1973.I frammenti di pietra qui racchiusi provvengono dal Santuario di el Qubeubeth presso Gerusalemme che, secondo l'opinione più accreditata, è stato costruito nel luogo della manifestazione in Emmaus di cui parla il Vangelo e rappresenta come una prova tangibile che rinnovi il mistero di Cristo nella chiesa che gli sarà dedicata".

La cerimonia di inaugurazioneMalgrado gli imprevisti che fecero aumentare i costi più di tre volte, nella notte di Natale del 1975 si celebrò la Messa nella nuova chiesa anche se mancante di pavimento, riscaldamento, ecc. e finalmente la prima domenica di luglio del 1977 il Vescovo di Ventimiglia-Sanremo, Mons. Angelo R. Verardo che in quei giorni compiva i 10 anni del Suo mandato episcopale in diocesi, consacrava l'altare alla presenza di numerosi fedeli ed autorità.

La chiesa non finita fece sì che parecchi la trovassero inospitale al culto, ma comunque tutti concordarono che essa era funzionale non solo perché da ogni punto è visibile l'altare e quindi è facile partecipare ai riti, ma anche perché lo spazio da essa creato è tipicamente religioso tanto che vi è una evidente suggestione di cattedrale gotica che le grandi travature in cemento del soffitto accentuano con naturalezza; né va dimenticato che la luce, ha assunto tutt'altra tonalità quando sono state impiantate le vetrate a colori e dipinto l'interno con un caldo color crema.

La voltaNon sono stati tempi facili per i fabriceri fare in modo di arrivare alla chiesa di oggi così come la vediamo nelle belle immagini a fianco, ma dopotutto nel Medioevo, quando la peste faceva morire una persona su tre, quando i cambiamenti di regime o di religione significavano distruzioni, incendi e massacri; quando mancavano i trasporti e i mezzi tecnici ecc. in tempi quindi peggiori dei nostri, furono innalzate le cattedrali che saranno nei secoli inni di fede alla bellezza di Dio e all'intelligenza dell'uomo, alla sua solidarietà, alla sua tenacia.

In sacrestia troviamo un quadro del Cristo alla colonna che è stato dipinto circa 100 anni or sono dal giovane Francesco Margotti.

Questo pittore, figlio di un'antica famiglia Sanremese che aveva dato alla Chiesa anche il Padre Gesuita Margotti, direttore della "Civiltà Cattolica" e grande benefattore dell'ospedale, si affermò per quadri a soggetto religioso così apprezzati che fu chiamato ad eseguirne anche in Sud America (Montevideo, Buenos Aires, S. Paolo do Brasil, ecc.).

Dettaglio dell'altareIl quadro è stato regalato alla Chiesa dal Cav. Giuseppe Damilano già podestà di Perinaldo e pioniere degli scambi turistici italofrancesi.

Per quanto esso sia chiaramente opera giovanile un po' influenzata dal decadentismo "fin de siècle", è tuttavia contenuta ed originale, poiché non conosco nessun altro quadro di flagellazione in cui il Cristo non sia ritto sulla persona o comunque trattenuto dalla colonna che viene così evidenziata, mentre in questo quadro essa scompare e l'attenzione si concentra tutta sul volto e il torso di Cristo dando una suggestione di compassione verso il Cristo sofferente più che di raccapriccio per la crudeltà dei carnefici.

Esiste un altro quadro che rappresenta la vecchia S. ANNA mentre insegna a leggere alla piccola Maria sotto lo sguardo di S. Gioachino.

E' un quadro di serena vita familiare ben diverso dal Cristo flagellato ma è messo a confronto per ricordare che la vita del cristiano è fatta anche di queste piccole gioie domestiche.

L'autore del quadro si è firmato secondo un uso piuttosto frequente in passato: si chiamava Gattino ed un gattino infatti è raffigurato (nell'angolo inferiore destro) che si trastulla con un gomitolo di lana.

Abbiamo già detto parlando della chiesa di S. Giovanni per la quale il Cap. Giacomo Littardi si è tanto dedicato, che la famiglia Littardi di vecchio stampo ospedalettese, si è resa in diverse epoche, benemerita del paese sia per i contributi alla chiesa che per le opere sociali.

Va quindi ricordato il nome della Signora Bianca Littardi vedova del Col. Littardi. Fu lei che, oltre ad essersi dedicata nelle associazioni cattoliche alla formazione spirituale dei suoi concittadini, lasciò al Municipio i locali dove fu poi alloggiata la Croce Verde e gli ambulatori Comunali e alla Chiesa lasciò il terreno (ca. 2.000 mq.) su cui è costruita la chiesa di Emmaus oltre ad un appartamento dove fu alloggiato per qualche tempo il Vice Parroco.

D'altra parte bisogna dire che centinaia di persone in gran parte anonime e forestiere hanno offerto alla chiesa non solo a nome proprio ma specialmente in ricordo dei loro cari defunti; sicché questa chiesa oltre ad avere una sua dignità per le strutture è viva per il ricordo di tante presenze amiche... e non solo di Santi!

Il benefattore che più ha dato non tanto per l'entità della cifra (5 milioni) ma per il significato di essa, è stato il Papa PAOLO VI. Non è questo il luogo di esprimere dei giudizi su un uomo che ebbe il difficilissimo compito di tutelare l'unità della Chiesa in un tempo in cui tutto sembrava franare.

Molto ha dato alla definitiva sistemazione della chiesa Don Vittorio Martelletti, parroco dal 1977 al 2002, mentre il merito della sua sistemazione finale nonchè l'onere e l'onore del suo futuro mantenimento e valorizzazione va all'attuale parroco Don Goffredo Sciubba.

La vetrata artistica con il RedentoreIl Cristo che abbraccia il mondo è stato realizzato in vetro nelle dimensioni di 5 metri di altezza per 2 e mezzo di larghezza. L’artistica figura, posizionata sull’abside con una “finestra” che lascia filtrare la luce per dare maggior risalto ai bellissimi colori, è stata creata dal maestro del vetro Enrico Cremonesi di Venegono Inferiore provincia di Varese il quale ha realizzato l’opera in tre mesi di lavoro. Cremonesi, nato a Varese il 25 Aprile 1922 ha realizzato numerose opere artistiche in vetro specialmente di ispirazione religiosa che possono essere ammirate nelle navate laterali e nelle sacrestie della Chiesa di Cardano al Campo; nella chiesa di S. Agostino di Varese (4 opere raffiguranti gli evangelisti); tre vetrate raffiguranti le virtù teologali presso la parrocchia di S. Ambrogio a Varese ed altre.

Il parroco Don Vittorio Martelletti così scriveva al Maestro il 17 Maggio 1996:

"Sono passati già otto anni da quando Lei, con la Sua competenza professionale, ha impreziosito la chiesa “Cristo Risorto” con la vetrata dell’abside. Ancora oggi l’opera desta curiosità per l’arditezza della concezione su una scala così ampia e desta consensi per il respiro spirituale che offre a molti osservatori. La chiesa è stata pensata e voluta in stile povero e infatti tutta la struttura , sia pur possente, è estremamente dimessa. Essendo essa dedicata a Cristo Risorto, Lei ha, nella Sua fatica, espresso al meglio lo slancio del Redentore.Con questo ha dato un tocco di grazia. E’ il tocco che ci voleva per riscaldarla e renderla più accettabile.
Con stima. Don Vittorio Martelletti".